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	<title>Mostre e musei &#8211; Visit Conegliano</title>
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	<description>Sito ufficiale del turismo di Conegliano</description>
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	<title>Mostre e musei &#8211; Visit Conegliano</title>
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		<title>Un viaggio immersivo tra colline e storia</title>
		<link>https://www.visitconegliano.it/attivita/un-viaggio-immersivo-tra-colline-e-storia/</link>
				<pubDate>Thu, 16 Oct 2025 12:03:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvia IAT]]></dc:creator>
		
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				<description><![CDATA[<p>Vivi un&#8217;esperienza immersiva che ti accompagna alla scoperta di Conegliano, dalle vie del centro storico fino al paesaggio collinare. Nel cuore del centro storico di...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vivi un&#8217;esperienza immersiva che ti accompagna alla scoperta di Conegliano, dalle vie del centro storico fino al paesaggio collinare.</strong></p>
<p>Nel cuore del centro storico di Conegliano, all&#8217;interno della splendida cornice rinascimentale di Palazzo Sarcinelli, si trova un’esperienza unica da non perdere: la nuova <strong>SALA IMMERSIVA MULTIMEDIALE</strong>.</p>
<p>Pensata per accogliere e coinvolgere i visitatori di tutte le età, la sala offre un viaggio emozionante attraverso la storia, l’arte e il paesaggio del territorio coneglianese. Grazie a proiezioni coinvolgenti, suoni suggestivi e contenuti interattivi in più lingue, sarà possibile scoprire Conegliano e le sue eccellenze in modo completamente nuovo.</p>
<p>Un&#8217;esperienza innovativa e affascinante per conoscere la città e lasciarsi ispirare prima di esplorarla dal vivo: dalle Colline del Prosecco Patrimonio dell&#8217;Umanità UNESCO, ai monumenti, fino ai grandi personaggi che ne hanno segnato la storia.</p>
<p>Un’occasione ideale per chi visita la città per la prima volta, ma anche per chi desidera riscoprirla con occhi diversi.</p>
<p>Attualmente chiusa al pubblico.</p>
<p>La sala è accessibile e priva di barriere architettoniche.</p>
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		<title>Collezione Antoniazzi &#8211; Museo dei Carabinieri Reali</title>
		<link>https://www.visitconegliano.it/conegliano/luoghi-da-visitare/musei/collezione-antoniazzi-museo-dei-carabinieri-reali/</link>
				<pubDate>Wed, 25 Jan 2023 11:54:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Silvia IAT]]></dc:creator>
		
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				<description><![CDATA[<p>Custodito in una porzione di Villa Rossi, costruzione ottocentesca immersa nel verde delle colline coneglianesi, dichiarate Patrimonio dell’Umanità Unesco, il Museo dei Carabinieri Reali nasce...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Custodito in una porzione di Villa Rossi, costruzione ottocentesca immersa nel verde delle colline coneglianesi, dichiarate Patrimonio dell’Umanità Unesco, il Museo dei Carabinieri Reali nasce da un&#8217;idea del capitano veterinario Guido Antoniazzi, che nel 1930 avviò una prima raccolta di cimeli riferiti ai Carabinieri Reali.<br />
Un lavoro questo continuato dal figlio Carlo e ora dal nipote Guido, che ha perpetrato la tradizione familiare integrando la raccolta con rilevanti acquisizioni, curando il riordinamento dell’intera collezione e consentendole di assurgere a dignità di esposizione permanente..</p>
<p>Il percorso espositivo di 60 mq. attraversa la Sala delle daghe sino a giungere alla Sala dei moschetti: uniformi e copricapi, armi, cimeli, documenti, medaglie e vario materiale iconografico narrano, attraverso itinerari individuali di sacrificio e di valore, la Storia dei Carabinieri Reali, dall&#8217;istituzione del Corpo nel 1814 e ripercorrendo le Campagne risorgimentali, l’avventura coloniale, la Grande Guerra, la proclamazione del Regno d’Italia e il secondo conflitto mondiale, sino a giungere alla nascita della Repubblica italiana.</p>
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		<title>Museo della Chiave Bianchi</title>
		<link>https://www.visitconegliano.it/conegliano/luoghi-da-visitare/musei/museo-della-chiave-bianchi/</link>
				<pubDate>Fri, 06 Sep 2019 14:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Neiko srl]]></dc:creator>
		
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				<description><![CDATA[<p>E’ un vero e proprio scrigno di oggetti preziosi, nel quale trovano spazio e valore più di duemila reperti provenienti da tutto il mondo e...</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>E’ un vero e proprio scrigno di oggetti preziosi, nel quale trovano spazio e valore più di duemila reperti provenienti da tutto il mondo e risalenti a diverse epoche storiche, a partire dal I secolo d.C. fino ai giorni nostri. Essi testimoniano l’evoluzione tecnologica di un oggetto quotidiano che accompagna da millenni le vicende umane e ne custodisce i suoi segreti.</p>
<p>Il Museo è un museo d’impresa, un’espressione di un felice intreccio tra industria e cultura che dà modo non solo di raccontare la storia della chiave, ma anche quella di Keyline, parlando di Made in Italy, successo e creatività. Il Museo della Chiave Bianchi 1770 narra infatti anche la storia dei Bianchi, la famiglia imprenditoriale più longeva al mondo, che dal 1770 opera ininterrottamente nella produzione di chiavi e che tutt’oggi gestisce l’azienda.</p>
<p>La collezione, in continuo divenire, si fa così interprete delle testimonianze del passato per proiettarsi al futuro, invitando a salvaguardare le proprie radici e a valorizzare il proprio patrimonio storico, nella consapevolezza che l’impresa longeva è quella che sa allearsi con il tempo, facendo tesoro della propria memoria ed identità.</p>
<p><a href="https://g.co/arts/3Dn2zfAdrNAWsrB97">Scopri il Museo della Chiave su Google Arts and Culture.</a></p>
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		<title>Museo degli Alpini</title>
		<link>https://www.visitconegliano.it/conegliano/luoghi-da-visitare/musei/museo-degli-alpini/</link>
				<pubDate>Fri, 06 Sep 2019 14:33:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Neiko srl]]></dc:creator>
		
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				<description><![CDATA[<p>La struttura Il Museo, sito in piazza San Martino 1, si trova nella pertinenza di un edificio che al tempo della Serenissima Repubblica di Venezia...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h2>La struttura</h2>
<p>Il Museo, sito in piazza San Martino 1, si trova nella pertinenza di un edificio che al tempo della Serenissima Repubblica di Venezia era un convento Domenicano e oggi denominato Ex Caserma Marras.</p>
<p>Il convento fu letteralmente spogliato dai Francesi (1797) insieme con la chiesa di San Martino. Nel 1808 con la conquista della Repubblica di Venezia da parte di Napoleone, i frati furono costretti ad abbandonare Conegliano e così la chiesa e il convento seguirono destini separati, quest’ultimo fu destinato a ricovero per le truppe in transito.</p>
<p>Poco dopo avvenne la cessione delle nostre terre all’impero d’Austria, le cui autorità destinarono il convento a caserma.</p>
<p>Nel 1866, in seguito alla terza guerra d’indipendenza, il Veneto venne ceduto dall’Austria all’Italia. Il nuovo Stato mantenne la destinazione dell’ex convento, come “Caserma San Martino”, dove vennero poi fondati il 6° Reggimento Alpini, il 7° Reggimento Alpini, e il Gruppo di Artiglieria da montagna “Conegliano”.</p>
<p>Dopo la seconda guerra mondiale la caserma venne ridenominata “Marras”, successivamente venne dismessa e destinata ad altri scopi.</p>
<p>Nel 2006 la pertinenza della caserma, inerente la parte della ex stalla per muli e cavalli, viene ceduta in comodato alla Sezione di Conegliano, viene restaurata dagli Alpini per allestirvi la sede del Museo.</p>
<h2>L&#8217;operato</h2>
<p>Dal 2006 ad oggi, grazie al paziente lavoro di un piccolo gruppo di volonterosi appassionati, ma con sempre alle spalle i 5300 soci della Sezione di Conegliano, sono state allestite 13 mostre riguardanti altrettanti argomenti storici dal 1861 al periodo delle missioni all’estero delle nostre<br />
forze armate.</p>
<p>I ridotti spazi espositivi del Museo degli Alpini di Conegliano lo obbligano ad essere una realtà dinamica, basata sul cambio delle esposizioni annuali al fine di continuare a tenere vivi il legame con il visitatore che ogni anno “ha qualcosa da vedere”.</p>
<p>La Sezione Alpini di Conegliano svolge il delicato compito di “portare” gli studenti delle scuole elementari, medie e superiori del comprensorio di Conegliano, in visita al museo al fine di suggellare il legame mai sopito tra la gente e le penne nere.</p>
<p>Dal 2014 al 2015 sono stati eseguiti i lavori di restauro di una ulteriore parte della ex caserma “Marras” che oggi ospita la Biblioteca del Museo e i magazzini, dove vengono custoditi i reperti non impiegati nelle mostre. Dal 2015 una parte di questa struttura è stata dedicata ad ulteriore spazio museale, al fine di ampliare l’offerta turistica per il visitatore, creando il “Centro Studi Ugo Cerletti”, un museo dedicato alla oplologia, unico nel suo genere.</p>
<p>Le collaborazioni con altre realtà museali, come il Museo della Guerra di Rovereto, il Museo della Battaglia del Solstizio, il CEA di Fontigo, rappresentano un ulteriore lavoro di interscambio che ha permesso di valorizzare i materiali esposti anche tramite prestiti di oggetti<br />
relativi al territorio della Provincia di Treviso.</p>
<p>Finalmente da quest’anno, dopo un lungo percorso costruito negli anni, il Museo ha ricevuto il prestigioso riconoscimento da parte della Regione Veneto, che con Decreto del 4 Luglio 2022 l’ha inserito tra gli Enti Museali riconosciuti.</p>
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		<title>Scuola enologica di Conegliano e Museo Manzoni</title>
		<link>https://www.visitconegliano.it/conegliano/luoghi-da-visitare/scuola-enologica-di-conegliano-e-museo-manzoni/</link>
				<pubDate>Wed, 28 Aug 2019 07:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Neiko srl]]></dc:creator>
		
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				<description><![CDATA[<p>Meritano una visita la spettacolare Aula Magna della Scuola decorata da Antonio Maria Morera (1888-1964), il reparto di viticoltura con l’aula di degustazione, il reparto...</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>Meritano una visita la spettacolare Aula Magna della Scuola decorata da Antonio Maria Morera (1888-1964), il reparto di viticoltura con l’aula di degustazione, il reparto di scienze, la Bottega del Vino, originaria costruzione che sorge a sinistra della scuola e inaugurata nel 1927 e la cantina della scuola utilizzata sia per la vinificazione delle uve prodotte nei vigneti della scuola sia per la didattica.<br />
Tuttora la scuola è luogo di formazione, sperimentazione e promozione dell&#8217;attività e della cultura enologica del territorio. Nel campus trovano spazio l&#8217;Istituto Professionale per l&#8217;Agricoltura, l&#8217;Istituto Tecnico Agrario (l&#8217;attuale denominazione della scuola è  “Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore G.B. Cerletti”), l’&#8217;I.T.S (Istituto Tecnico Superiore per le nuove tecnologie per il made in Italy comparto Agro-alimentare e vitivinicolo), l&#8217;Università  di Padova (per il conseguimento della laurea in Scienze e tecnologie viticole ed enologiche), il Centro regionale per la viticoltura enologica e la grappa.<br />
Nel 2016 è stato inaugurato il Museo Manzoni, al primo piano della Scuola.<br />
Il museo vuole essere un omaggio alla figura del prof. Luigi Manzoni (1888-1968) preside, ricercatore e sperimentatore di fama nazionale e internazionale. Il percorso museale conduce il visitatore a scoprire il lavoro del professore attraverso il ricco e variegato patrimonio di materiali scientifici, di strumentazioni, di pubblicazioni e dei luoghi dell’istituto dove Egli svolgeva la sua ricerca quotidiana.</p>
<h2>Museo Manzoni</h2>
<p>Il Museo Luigi Manzoni è dedicato all&#8217;illustre scienziato, prima professore e poi preside della Scuola Enologica di Conegliano, che, grazie alle sue ricerche in ambito enologico e della genetica, diventò celebre per aver creato i rinomati vini che portano tutt&#8217;ora il suo nome. I celebri Incroci Manzoni (tra cui ricordiamo il Bianco 6.0.13, frutto dell&#8217;incrocio di Riesling Ramato e Pinot Bianco) sono nati al fine di realizzare vigneti più resistenti, senza dover rinunciare alla personalità di un grande vino.<br />
All&#8217;interno delle sale del museo è possibile compiere un viaggio nei suoi lavori, ammirando gli strumenti da lui stesso creati ed adoperati durante le sue ricerche, come collezioni botaniche e scientifiche, macchine fotografiche e microscopi dei primi del ‘900, vetrini originali, documenti storici e manoscritti. Il professore, conscio dei limiti dei disegni fino a quel tempo utilizzati per la documentazione in campo botanico, progettò di unire la fotografia alla scienza, creando in questo modo una strumentazione più avanzata e adatta ai suoi studi; un balzo avanti per gli studi naturalistici dell&#8217;epoca, che, uniti a quelli di genetica viticola, portarono in seguito al compimento dell’obiettivo perseguito dal professore: veder realizzati nuovi incroci.</p>
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		<title>Il Castello e il Museo del Castello</title>
		<link>https://www.visitconegliano.it/conegliano/luoghi-da-visitare/il-castello-e-il-museo-del-castello/</link>
				<pubDate>Wed, 28 Aug 2019 07:45:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Neiko srl]]></dc:creator>
		
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p>La struttura, che ospita il Museo cittadino, è frutto di una serie di ristrut­turazioni e ricostruzioni. Della originaria fondazione scaligera (mastio costruito per difendere la corte di guardia interna) restano in basso le profonde feritoie strombate, mentre le piccole finestre ad arco risalgono alla ristrutturazione del 1467; la parte terminale, cella campanaria e po­sto di vedetta, ricostruita dopo il crollo del 1491, viene sopraelevata all’altezza attuale nel 1847-55 con l’antistorico coronamento di merli ghibellini. Al piano terra, si nota il portale interno che un tempo dava accesso alla corte di guardia; saliti al primo piano si ammira la sala del camino veneziano &#8220;a cappello di doge&#8221;, con l’uscita ancora dotata di portacardini verso il cammino di ronda della corte.</p>
<h2>Il Museo e la sua storia</h2>
<p>La prima proposta di istituzione di un Museo cit­tadino risale ai 1868, ma solo nel 1946 la torre del castello ospitò alcune raccolte di cui fu responsa­bile il Cav. Antonio Tocchio. Alla sua morte su­bentrò un comitato di cittadini, quindi nel 1952 divenne direttore il Cav. Alfredo De Mas cui si deve il merito di aver convogliato l’iniziale moti­vazione di raccolta storico-locale verso scelte pre­valentemente artistiche. Ciò comportò l’arricchimento della pinacoteca che ancor oggi presenta una connotazione precisa rispetto al restante materiale, alquanto composito.</p>
<p>Attualmente il museo civico è composto da: la pi­nacoteca e il lapidario in cui sono raccolti affre­schi, lapidi tra cui il leone scalpellato dai Francesi nell’omonima porta (1797); la sala detta &#8220;Del Camino o Cucina&#8221;, per la grande cappa a corno dogale che sovrasta il focolare, nella quale, oltre ad armature ed arredi in stile tardo-rinascimentali, sono esposti sei pesi-tipo della Repubblica Veneta per il controllo di liquidi, granaglie e altri prodotti. Nella sala attigua ci sono alcune riproduzioni di carte geografiche antiche e dipinti settecenteschi. Ai piani superiori la sezione archeologica e vari documenti e reperti di storia locale. Sulla sommità c’è la terrazza da cui si può ammirare lo stupendo panorama che spazia dai monti al mare. Dal 1994 il museo accoglie una sezione archeo­logica costituita da materiali preistorici e romani rinvenuti in città e nel territorio. Se il castello testimonia l’origine medioevale della fortezza, la macina a sella in pietra, rinvenuta nel 1986 alla Ferrera, conduce ad un passato ben più remoto (6000 anni Ca. da oggi). Il suolo olocenico, indi­viduato a m. 2,50 ca.dal piano di campagna, ha restituito numerosi strumenti in selce, vasellame ceramico alquanto frammentario, nonché resti di pasto che attestano la frequentazione della località, dal Neolitico all’Eneolitico (fine IV &#8211; III millennio a.C.), da parte di un gruppo umano legato culturalmente agli ultimi aspetti della Cultura dei vasi a bocca quadrata. Già dal 1976, in seguito ai materiali affiorati a Casa Cima, era nota la presenza umana sul colle durante l’età del Bronzo recente (XIV-XIII sec. a.C.). Successive scoperte a Costa e presso il convento di S.Francesco hanno confermato l’insediamento su terrazzamenti in entrambi i versanti del colle da parte di gruppi umani dediti alla pastorizia, all’agricoltura e alla lavorazione della ceramica, collegabile, per tipologie e decorazioni, alla fa­cies culturale subappenninica. Nella zona pianeggiante (in particolare a Cam­polongo) è stato rinvenuto dal 1976 al 1988 ma­teriale romano che testimonia la presenza di vil­le rustiche in area centuriata, ampliamento di quella opitergina (I sec. a.C. &#8211; I d.C.). Tra i reperti di maggior rilievo si segnalano: un dente di mastodonte (Era terziaria 65-2 mi­lioni di anni fa) trovato in località Monticella; due spade, della media Età del Bronzo (XV sec. a.C.), provenienti una dai laghi di S. Maria di Revine, l’altra dal greto del Piave, presso Falzè (TV); due asce, rinvenute a Colfosco sempre nei pressi del fiume Piave, ascrivibili una all’antica Età del Bronzo (XVIII sec. a.C.) l’altra della pri­ma età del Ferro (VII sec. a.C.). A questi reperti si deve aggiungere la stele fune­raria di Campolongo (posta nella pinacoteca e datata intorno al I sec. a.C.) che molto probabil­mente riproduce due magistrati.</p>
<h2>Affreschi</h2>
<p>Tra le molte opere conservate in Museo, la prima che attrae l’attenzione del visitatore è probabil­mente l’affresco staccato dall’abside della chiesa di S. Antonio Abate dei Canonici Lateranensi di Conegliano, ora distrutta; opera del 1514 di Gio­vanni Antonio Pordenone, raffigura la Maddale­na, S. Caterina e altri due santi dipinti, attual­mente ai lati di una Madonna con Bambino che risulta di fattura differente rispetto al testo del complesso.<br />
Interessante è anche la serie di tre affreschi pro­veniente da Palù di Fossamerlo: opere del sec. XV raffigurano rispettivamente la Madonna in trono tra Santi, la Crocifissione e l’Ultima Cena; quest’ultima è quasi certamente opera di Giovanni di Francia che, come in altre sue opere simili presenti nel territorio, ha dipinto una tavola imbandita su cui spicca la presenza dei soli coltelli (le forchette all’epoca non erano ancora en­trate nell’uso comune) e dei rossi gamberi di fiu­me i quali, oltre ad essere ancor oggi un piatto raffinato della cucina trevigiana, hanno anche un significato religioso, simboleggiando il presagio della morte, la Resurrezione ma anche l’eresia, tutti temi connessi a quello dell’Ultima Cena.<br />
Probabilmente dello stesso autore è l’affresco raffigurante episodi della vita di S. Pietro, staccato da una piccola chiesa di Zoppè di S. Vendemiano; l’apparente “modernismo, che l’artista manifesta nell’abbigliamento dei personaggi rappresentati, è contraddetto dall’impostazione generale dell’opera ancora influenzata dai grandi maestri del sec. XIV che continuano ad avere successo nei secoli successivi anche nelle zone culturalmente periferiche.</p>
<h2>Pinacoteca</h2>
<p>Tra i dipinti bisogna citare almeno le portelle d’organo raffiguranti l’Annunciazione, S. Gio­vanni Battista e S. Taddeo, attribuite alla Botte­ga di Cima da Conegliano e databili tra il 1510 ed il 1517.  Palma il Giovane ha invece dipinto la grande te­la raffigurante la Consegna delle chiavi a San Pietro (1614/1616) che all’origine faceva parte di un trittico della chiesa dei Cappuccini di Conegliano. Tra gli otto dipinti donati al museo nel 1987 da Maria Teresa Ancillotto Mazzarolli spiccano per l’elevata qualità il S. Girolamo penitente, attri­buito allo Spagnoletto (prima metà del sec. XVII) e la Madonna con Gesù Bambino, copia di un famoso dipinto del Correggio del 1516, la “Zingarella’, di cui sì conoscono altri due esemplari in Italia e uno in Spagna<br />
Notevoli, ancora, la Sacra Conversazione di Francesco da Milano, pittore lombardo molto attivo nella zona nella prima metà del sec. XVI, il ritratto dell’Ambasciatore Antonio Foscarini (scuola veneta, sec. XVI) e quello dell’ Ammira­glio Vittore Garzoni, dipinto di Pietro della Vec­chia del sec. XVII questi eseguì almeno altri due ritratti ad esponenti della nobile famiglia veneziana, caratterizzati anch’essi dalla presenza dell’imponente colonna scanalata posta alle spalle dei personaggi: uno è conservato nel Museo Nazionale di Cracovia e l’altro all’Ermitage di San Pietroburgo.<br />
Tra le sculture, infine, si segnalano S. Siro ed il neofita di Arturo Martini e la Gloria di S. Antonio, ovale di terracotta del Brustolon databile attorno al 1695.</p>
<hr />
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