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	<title>Spiritualità &#8211; Visit Conegliano</title>
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	<description>Sito ufficiale del turismo di Conegliano</description>
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	<title>Spiritualità &#8211; Visit Conegliano</title>
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		<title>Le chiese di Conegliano</title>
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				<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 15:34:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Neiko srl]]></dc:creator>
		
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso dei secoli la fede, la religiosità e la devozione cristiana si sono fortemente espresse anche attraverso forme artistiche che sono il frutto della loro epoca e delle peculiarità di un territorio. L’itinerario proposto tocca alcune chiese e oratori del centro storico di Conegliano.</p>
<p><strong>Parrocchiale dei Santi Martino e Rosa</strong></p>
<p>Dalle mura del Refosso, oltrepassando il fiume Monticano attraverso il ponte di San Martino, la chiesa ci compare sulla sinistra con la sua inconfondibile facciata grezza, dalle superfici in sasso e laterizio. Sul fianco sinistro si colloca la torre campanaria. Seppur appaiano ignote le origini dell’edificio sacro, già all’inizio del XIII secolo esso faceva capo ad un complesso più articolato di realtà assistenziali. Inizialmente ceduto ai frati Crociferi (1639) il complesso di San Martino passò nel 1665 ai Domenicani che ne ampliarono la struttura. All&#8217;interno della chiesa, ad aula unica, sono conservate molte opere realizzate da membri di quest&#8217;ordine; per esempio, la cantoria, la corona dell&#8217;altare maggiore e il pulpito furono realizzati da frate Elia Biondo nel Settecento; l&#8217;altare maggiore è opera di frate Carlo Bonazza (1695); il coro ligneo è opera di frate Ludovico Vittorio Facchini (1696 ca.). Da segnalare il dipinto con l&#8217;Adorazione dei Pastori di Francesco da Milano, la tela con San Sebastiano e i santi Barbara e Rocco del Pozzoserrato e la grande tela posta nel presbiterio raffigurante l&#8217;Ultima cena di Sante Peranda (1615).</p>
<p><strong>Parrocchiale dei Santi Rocco e Domenico</strong></p>
<p>La nascita della chiesa è legata alla diffusione del culto di San Rocco di Montpellier, santo protettore dalla peste che a partire dal XIV secolo colpì molto duramente la popolazione. La costruzione della chiesa risale intorno al 1630. La chiesa si presenta oggi in assoluta continuità con l’andamento a portici che contraddistingue il centro di Conegliano. Il corpo frontale dell’edificio, di chiara matrice neoclassica, appoggia sul porticato a tre arcate. Gli archi a tutto sesto anticipano i tre portali e quello centrale è incorniciato da una coppia di colonne e dal timpano. All&#8217;interno della chiesa sono conservate diverse opere degne di nota: la pala d&#8217;altare raffigurante le Nozze mistiche di Santa Caterina del Pozzoserrato (1593), gli affreschi sul soffitto della navata raffiguranti l&#8217;Apoteosi dei santi Rocco e Domenico, che prosegue nei due monocromi rettangolari con la rappresentazione di scene della vita dei santi Rocco e Domenico, realizzati da Giovanni De Min (1827).</p>
<p><strong>Oratorio della Beata Vergine della Salute</strong></p>
<p>L&#8217;edificio si affaccia lungo il tratto finale di via XX Settembre, l&#8217;antica Contrada Grande, verso Porta del Monticano che segna l&#8217;uscita dal centro storico. Confina da un lato con palazzo Montalban Nuovo, con cui era originariamente collegato grazie ad un accesso tuttora esistente ma non più aperto. Come per la chiesa dei Santi Rocco e Domenico, l&#8217;edificazione dell&#8217;oratorio è connessa al dilagare della disastrosa epidemia di peste che nel 1630 colpì vaste zone dell&#8217;Italia e del Veneto, raggiungendo la stessa Conegliano. La facciata dell’oratorio è in continuità con i portici della via stessa ed è costituita da un porticato a tre arcate sorrette da colonne con capitelli di ordine composito. Al di sopra delle arcate la facciata è accompagnata da una decorazione pittorica con motivi geometrici. All’interno si trova un pregevole altare seicentesco in pietra e marmi policromi.</p>
<p><strong>Oratorio della Beata Vergine delle Grazie (XVIII sec.)</strong></p>
<p>L&#8217;ubicazione decentrata e la sobrietà decorativa della facciata non sembrano lasciar presagire la ricchezza delle opere d&#8217;arte custodite all&#8217;interno, che lo rendono prezioso scrigno di uno dei monumenti più significativi della cultura figurativa cittadina. Fu costruito nel 1774 sul luogo dove vi era il Convento dei Padri Riformati di S. Francesco, soppresso dalla Repubblica di Venezia. All&#8217;interno, sull’altare maggiore, una bella pala di Francesco Beccaruzzi (XVI sec.) raffigura la Madonna in trono col Bambino e i santi Giovanni Battista e Francesco d&#8217;Assisi.</p>
<p><em>Tratto dalla pubblicazione “Le Chiese di Conegliano” Veneto Comunicazione.</em></p>
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		<title>La Memoria Ebraica</title>
		<link>https://www.visitconegliano.it/attivita/la-memoria-ebraica/</link>
				<pubDate>Mon, 14 Oct 2019 09:34:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Neiko srl]]></dc:creator>
		
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				<description><![CDATA[<p>Asolo Non si hanno notizie precise di quando si stabilì in città una piccola comunità ebraica, ma è probabile che questo avvenne alla fine del...</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.visitconegliano.it/le-colline-unesco-e-il-territorio/le-citta-del-territorio/asolo/"><strong>Asolo</strong></a></p>
<p>Non si hanno notizie precise di quando si stabilì in città una piccola comunità ebraica, ma è probabile che questo avvenne alla fine del Quattrocento, quando Asolo divenne sede della corte della regina di Cipro, Caterina Cornaro. Nel 1509 arrivarono altri ebrei da Treviso, dopo l’espulsione voluta dal doge Leonardo Loredan. Nel 1547 vivevano in città 37 ebrei, appartenenti a 7 famiglie; ma proprio in quest’anno, la notte del 22 novembre, un gruppo di facinorosi proveniente da tutto il circondario irruppe nel loro quartiere uccidendo dieci persone &#8211; tra cui donne e bambini &#8211; e ferendone altre otto. Alla carneficina si sommò la razzia che pose fine alla stabile presenza ebraica in questo territorio.</p>
<p>Dagli atti del processo sappiamo che, a sud dalla Piazza del Pavion e attraversato dal breve  <strong>vicolo di Belvedere</strong>, vi era  un agglomerato di case, chiamato &#8220;il ghetto&#8221;, sebbene alle abitazioni degli ebrei fossero anche intramezzate quelle dei cristiani. Gli israeliti abitavano in sei edifici, alcuni dei quali a più piani; all’ultimo della casa di Marco Koen c’era un locale adibito a sinagoga e in città esistevano ben quattro banchi di pegno che continuarono a funzionare anche dopo l’istituzione del vicino Monte di pietà.<br />
Il loro cimitero era sito alle Mura del Colmarion: vi sono state rinvenute due lapidi funerarie della famiglia Gentili (Hefeà in ebraico), una di Gershon Kohen, figlio del rabbino  Mose Hefeà, recante la data 1528 (more iudaico 5288) e l&#8217;altra di sua moglie Hannah, recante la data 1513 (more iudaico 5273).</p>
<p><a href="https://www.visitconegliano.it/le-colline-unesco-e-il-territorio/le-citta-del-territorio/treviso/"><strong>Treviso</strong></a></p>
<p>La presenza ebraica è documentabile in città fin dal X secolo, ma si hanno documenti che attestano l’attività di prestito solo dal 1294. Gli ebrei furono cacciati dalla città nel 1509, dopo che le loro case erano state saccheggiate durante un tumulto popolare. Fino al 1861 il decreto di espulsione era ancora leggibile sulla Piazza dei Signori. Un piccolo gruppo tornò dopo l’eccidio di Asolo, ma dopo la metà del XVI secolo non si hanno più notizie di ebrei in città.<br />
La comunità ebraica si era stabilita nell’area del <strong>Portico Oscuro</strong> dove c’era anche la Sinagoga (al n.11 della via), nei pressi di via S. Vito (dove si vedono ancora i segni dei cardini di un pesante cancello) e in via Palestro, mentre i banchi si trovavano in prossimità della Torre del Cambio in Calmaggiore. Il loro cimitero era in borgo Cavour; nel 1880 durante lavori di scavo lungo il torrione delle mura di San Teonisto, vennero alla luce 27 lapidi &#8211; di cui solo quattro interamente leggibili &#8211; che ora sono collocate nel giardino di Ca’ De Noal.</p>
<p><strong>Giavera del Montello</strong></p>
<p>In questo paese, noto ai più per essere stato teatro dell’ultimo anno della Grande Guerra, sono state rinvenute tre antiche lapidi ebraiche, unica traccia della presenza di questa comunità di cui però non si hanno altre notizie.</p>
<p><a href="https://www.visitconegliano.it/le-colline-unesco-e-il-territorio/le-citta-del-territorio/portobuffole/"><strong>Portobuffolè</strong></a></p>
<p>Un piccolo gruppo di ebrei esuli da Colonia si stabilì a Portobuffolè verso il 1430 e qui praticò l’attività di prestito con un tasso di circa il 12%. Si stabilirono nei pressi di Porta Friuli, vicino alla Loggia del Fondaco dove all’epoca si svolgevano tutti gli scambi commerciali. L’attuale Duomo fu probabilmente edificato sui resti della loro <strong>sinagoga</strong>.<br />
Nel marzo del 1480, durante la Pasqua ebraica, la comunità ebraica fu accusata dell’omicidio a scopo rituale di un piccolo mendicante cristiano, Sebastiano Novello. Nonostante la Serenissima avesse inizialmente pubblicato una Ducale per difendere gli Ebrei, alcuni confessarono l’omicidio sotto tortura. Al termine del procedimento penale – durante il quale furono nuovamente torturati – alcuni subirono il carcere e poi furono banditi dal territorio, altri furono bruciati vivi tra le colonne di Piazza San Marco.<br />
Il Senato inoltre ordinò l’espulsione, la confisca di tutti i loro beni e istituì in città il Monte di Pietà.</p>
<p><a href="https://www.visitconegliano.it/conegliano/luoghi-da-visitare/cimitero-ebraico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Conegliano</strong></a></p>
<p><a href="https://www.visitconegliano.it/le-colline-unesco-e-il-territorio/le-citta-del-territorio/vittorio-veneto/"><strong>Vittorio Veneto</strong></a></p>
<p>Vittorio Veneto nasce nel 1866 per volontà del re Vittorio Emanuele II che decide di unire due paesi di antiche origini: <strong>Ceneda</strong> e <strong>Serravalle</strong>.<br />
Entrambe città prospere, ospitarono comunità ebraiche delle quali si possono ancora individuare importanti tracce.<br />
<a href="https://www.visitconegliano.it/le-colline-unesco-e-il-territorio/le-citta-del-territorio/vittorio-veneto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Ceneda</strong></a>. Il centro di Ceneda vanta antiche origini. Testimoniano il suo importante passato molti monumenti di pregio. Dal 1597 visse a Ceneda una piccola comunità ebraica che divenne prospera nel corso del XVIII secolo e che diede i natali anche a Lorenzo da Ponte, divenuto poi il librettista di Mozart. Rivestono ancora particolare interesse storico artistico il Ghetto e il cimitero ebraico.</p>
<p>Il <strong>Ghetto</strong> era collocato nella congiunzione di tre arterie stradali: via Daniele Manin (prima chiamata via Salsa), via Lorenzo Da Ponte (già via Calcada o Calcalda) e via Beniamino Labbi (detta la Bella Venezia).</p>
<p>Nel piccolo borgo, costituito da abitazioni, una sinagoga e un magazzino per cereali di cui restano importanti tracce, gli ebrei svilupparono le loro attività commerciali tra cui il primo banco di prestito gestito da Missier Israel Ebreo, originario da Conegliano. Proprio questa pratica finanziaria contribuì a dare nuova linfa all’economia locale, ma non mancarono le ostilità nei confronti di una popolazione che, proprio per la sua intraprendenza negli affari, veniva avvertita molto spesso come una minaccia.<br />
Il <strong>Cimitero ebraico</strong> in località Cal di Prade entrò in funzione dal 1857, perché in precedenza le inumazioni erano effettuate in quello di Conegliano. Tutt’ora in uso, anche se a Vittorio non c’è più una comunità ebraica, è cinto da mura lungo le quali sono disposte le lapidi di una trentina di famiglie.</p>
<p><a href="https://www.visitconegliano.it/le-colline-unesco-e-il-territorio/le-citta-del-territorio/vittorio-veneto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Serravalle</strong></a>: fu uno più importanti centri della Serenissima in terraferma, che dovette la sua ricchezza alla posizione favorevole ai commerci e alla realizzazione di prodotti di alta qualità, quali le armi ed i tessuti. Nel 1420 il Consiglio permise ad un gruppo di ebrei di soggiornare in città e di prestare denaro, ma la fondazione del Monte di Pietà nel 1542 spinse molti di loro ad abbandonare il paese. Oggi le uniche tracce del loro passaggio si possono rintracciare in quella che fu la zona del ghetto (via Piai).</p>
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